Al Direttore Generale
A.S.S.T. Melegnano e della Martesana
Dott. Mario Nicola Francesco Alparone
direzione.generale@asst-melegnano-martesana.it ,
e a quanti interessati.
Venticinque Aprile 2018.
Lettera Aperta
Una dolorosa rinuncia, nella speranza di rianimare un sogno!
Avevo un sogno: che lavorare per il Servizio Pubblico al meglio delle mie capacità avrebbe consentito di portare un contributo importante alla cura della sofferenza connessa ai disturbi psichiatrici dei pazienti e dei loro familiari, onorando lo spirito rivoluzionario della Legge 180/78 di cui ricorre il quarantennale.
Questo sogno nacque più di trentadue anni fa.
Note introduttive
Dal 1986 (dopo tre anni, a ≥21 ore settimanali, di tirocinio volontario non retribuito) ho lavorato come psicologo psicoterapeuta con rapporto di consulenza libero-professionale, con all’attivo svariate decine di contratti firmati, presso Servizi Pubblici della Regione Lombardia in diversi ambiti della salute mentale: psichiatria, tossicodipendenze e handicap.
Ho iniziato con entusiasmo la mia storia nelle Iniziative Sperimentali [1] per la Salute Mentale della Regione Lombardia, certo che gli amministratori avrebbero mantenuto quanto espressamente dichiarato nei testi delle delibere: valorizzare e stabilizzare le Iniziative che si fossero dimostrate efficaci.
Questo entusiasmo ha tratto energia dai risultati scientifici, e dalla risposta positiva dei fruitori degli interventi, pazienti e loro familiari, portandomi a cercare di estendere anche ai Servizi per le Tossicodipendenze e per l’Handicap grave quanto appreso inizialmente nell’ambito della psicoterapia e riabilitazione psichiatrica nei Servizi Territoriali Psichiatrici (C.P.S.).
Questo percorso è stato possibile ricercando e accettando di volta in volta le offerte di collaborazione professionale in progetti ad hoc, ritrovandomi per numerosissime volte a lavorare, tra la scadenza di un contratto di collaborazione professionale e il rinnovo del successivo, confidando che non ci fossero sorprese circa il rinnovo stesso, e sopportandone dolorosamente anche le (difficilmente giustificabili in relazione a quanto espresso nelle delibere, ma insindacabili) conclusioni per interruzione dei finanziamenti:
- nel 1995 -collaborazione continuativa avviata dal 1986- con il CPS (Responsabile scientifico il prof. Gian Franco Goldwurm),
- nel 2003 -collaborazione avviata dal 1991- con i Servizi per le Tossicodipendenze (Resp. sc. il prof. Massimo Clerici),
- nel 2005 -collaborazione avviata dal 1995- con i Servizi per l’Handicap. (Resp. sc. la dott.ssa Paola Di Furia).
Dal marzo 1995 cessò il mio lavoro di psicologo psicoterapeuta consulente nella Psichiatria, essendo stati interrotti (anzi, stornati altrove: si era nel periodo cosiddetto di ‘Mani pulite’) i finanziamenti -in corso d’opera- all’Iniziativa Sperimentale della Regione Lombardia “Sperimentazione di un modello di intervento assistenziale socio-terapico rivolto al contenimento e al recupero delle patologie psichiatriche maggiormente disabilitanti”, avviata dal 1/10/1986 (presso il Centro Psico-Sociale z.11/12 di Milano, USSL 75/III, Primario prof. G. F. Goldwurm), e ormai in attesa della quasi certa ‘messa a servizio’. Questa équipe, tra le prime in Italia, importò dalle esperienze anglosassoni il concetto di ‘Riabilitazione’ in psichiatria: concetto ormai consueto, ma ai tempi parlare di riabilitazione ai congressi si veniva guardati con sospetto.
Coi colleghi mi occupavo della progettazione e realizzazione di interventi integrati riabilitativi cognitivo comportamentali, secondo i modelli Multimodale e Psicoeducativo, comprendenti trattamenti di Social Skills Training individuali e/o di gruppo, per pazienti psicotici e/o loro familiari (Parent Training); assessment per la valutazione degli interventi; psicoterapie individuali; formazione degli operatori alle metodiche della psicoterapia e riabilitazione cognitivo comportamentale.
1998: rientro nei Servizi Psichiatrici.
Dal gennaio 1998 ho ripreso a lavorare in Psichiatria iniziando la mia collaborazione professionale quale psicoterapeuta a orientamento comportamentale, con incarico di 21 ore settimanali, avendo partecipato all’Avviso Pubblico per l’assegnazione di incarichi di consulenza banditi nell’autunno 1997 dall’Azienda USSL A.T.27 Cernusco s/N (le competenze amministrative dei Servizi di Psichiatria furono poi trasferite nel febbraio 1998 alle Aziende Ospedaliere).
Infatti, dal giugno 1996 era stato progettato presso l’Ambulatorio Psichiatrico di Pioltello un Servizio denominato Area Attività Psicologiche [2] per poter fornire la UOP di una équipe che incrementasse le risorse esistenti per le attività di psicodiagnostica e differenziasse le risorse per le attività di psicoterapia, con l’acquisizione di tre psicologi consulenti con diversa formazione psicoterapeutica: a orientamento psicodinamico, cognitivo, e comportamentale (il ruolo da me ricoperto).
Nel giugno ‘98 la psicologa in ruolo si congedò e non fu più sostituita: da allora di fatto l’UOP 34, presso le proprie strutture territoriali, si avvalse dei 3 psicologi con Contratto per Prestazioni Professionali di Lavoro Autonomo (con scrittura privata tra il Direttore Generale dell’A.O. e il professionista) impiegati per coprire in toto le necessità operative legate al ruolo di psicologo, pur se inizialmente cooptati per offrire all’utenza un potenziamento e un arricchimento nella disponibilità delle prestazioni di base nell’area psicologica.
All’inizio del 2000 presentai al Responsabile dell’U.O.P.34 dott. Antonio Vita il “PROGETTO DI IMPLEMENTAZIONE DELLE ATTIVITÀ RIABILITATIVE PRESSO IL CENTRO DI RIABILITAZIONE PSICOSOCIALE SHALOM CON INTERVENTI PSICOEDUCATIVI COGNITIVO-COMPORTAMENTALI RIVOLTI A PAZIENTI E LORO FAMILIARI”.
Le mie principali attività sono consistite in:
- psicoterapie individuali e familiari;
- progettazione e realizzazione di interventi integrati riabilitativi cognitivo comportamentali (Social Skills Training) di gruppo, per pazienti psicotici;
- progettazione e realizzazione di interventi integrati riabilitativi cognitivo comportamentali per familiari significativi di pazienti in carico al Servizio (Parent Training); [3]
- progettazione e conduzione di moduli di incontri di gruppo per l’apprendimento del rilassamento mediante Training Autogeno;
- facilitazione all’associazionismo per utenti (familiari e pazienti) e operatori del Servizio; [4]
- progettazione e realizzazione di incontri per la supervisione, condotta secondo il modello cognitivo comportamentale, di operatori:
- impegnati in gruppi per pazienti con Disturbo Ossessivo Compulsivo in carico al Servizio e per loro familiari significativi,
- su aspetti relazionali nel lavoro con familiari significativi di pazienti e possibili interventi psicoeducativi;
- supervisione del Progetto Innovativo Esordi, fin dal suo avvio.
Gli incarichi di consulenza sono stati rinnovati per trentuno volte consecutive con periodi variabili: semestrali nel 1998, trimestrali dal 99 al 2002, poi ancora variabili da 3 a 9 mesi fino al 2005, infine annuali dal 2006 a fine 2012 (tranne il 2011 semestrali), nel 2013 di nuovo 4 mesi più 8, 12 mesi nel 2014, prorogati di 4 mesi fino al 30/4/15.
I consulenti nell’espletamento delle proprie prestazioni si sono sempre impegnati a garantire l’indispensabile continuità terapeutica, nonostante abbiano sempre ricevuto il contratto d’incarico diverse settimane dopo la data d’inizio di ciascun periodo, senza mai la certezza che tale contratto sarebbe stato effettivamente rinnovato.
Il compenso orario, rimasto invariato e non indicizzato dal 2002, a metà settembre 2012-in corso d’opera- è stato ridotto del 10%. Inoltre, nel 2013 è stato tagliato del 10% il numero di settimane/anno. Quindi, con il risultato di vedere decurtato complessivamente il mio impegno già precedentemente riconosciuto del 20%.
Il 2 Giugno 2014 ho inviato una comunicazione dal titolo “Condizione contrattuale del dott. Federico Mastrangelo: stato attuale e richieste in merito” al Commissario Straordinario dell’Azienda Ospedaliera (essendo stato in quel periodo sospeso dalla magistratura il Direttore Generale) dove chiedevo si riconsiderasse il mio ruolo e condizione professionale, per sanare il pregresso e creare una condizione contrattualmente dignitosa per il futuro. Mi sarei impegnato a questo proposito, oltre a proseguire le consuete attività, a preparare una bozza di proposta da discutere e presentare alla Regione Lombardia, finalizzata ad arricchire e potenziare l’offerta terapeutica e riabilitativa complessiva del Dipartimento Salute Mentale che comprendesse l’acquisizione del patrimonio esperienziale delle Iniziative Sperimentali e dei Progetti Innovativi della Regione Lombardia.
Purtroppo, la Direzione Generale dell’Azienda Ospedaliera ha colto evidentemente solo le incongruenze economico/contrattuali da me esposte [5], e non gli aspetti clinici propositivi [6].
A oggi non ho ricevuto alcuna risposta.
Nell’aprile 2015 anziché ricevere l’ennesimo rinnovo (sarebbe stato il trentaduesimo) per poter proseguire la mia attività conservando il mio posto di lavoro, ebbi la sgradita sorpresa di dover partecipare a un Avviso pubblico [7] [8] , e contendermelo con una quarantina di colleghi aspiranti [9] . Ebbi la fortuna di vincere tale Avviso e, ancora senza soluzione di continuità, ho proseguito per altri 3 anni, sempre nella speranza che l’Amministrazione sarebbe addivenuta a una soluzione più tutelante.
Così non è stato.
Ho seguitato a lavorare, senza sapere quale sarebbe stato il mio destino alla prossima scadenza del 30/4/18, fino a venerdì 13 aprile quando sul sito web dell’ASST è stato pubblicato un nuovo Avviso Pubblico [10] , mettendo per la seconda volta “all’asta” il mio ventennale posto di lavoro [11] .
Considerazioni.
Fino a oggi la situazione è proseguita stabilmente precaria.
Se mi ritrovo a 58 anni in tale situazione, avendo di fatto anticipato la realtà del lavoro precario e senza alcuna garanzia (no malattia e ferie retribuite, no trattamento di fine rapporto, no pensione, carriera o incentivi, ecc.), oggi purtroppo diffusa nel Pubblico non solo in ambito sanitario -a dispetto dei Diritti dei lavoratori sanciti dalla Costituzione-, è perché credo fermamente
- nell’approccio scientifico della psicologia evidence-based nella cura della salute mentale,
- nel ruolo fondamentale del Servizio Pubblico che deve garantire le migliori cure disponibili per la Salute di tutte le persone.
Credo che le principali attività nelle quali mi sono impegnato, quali:
- i gruppi di Social Skills Training per i pazienti;
- i gruppi per i familiari, declinati in:
- Moduli Psicoeducativi Informativi-Formativi di 24 incontri settimanali, con possibile prosecuzione nei
- Gruppi a Lungo Termine con incontri quindicinali;
- le psicoterapie con pazienti gravi e il supporto ai loro familiari a lungo termine,
abbiano rappresentato per la UOP 34 attività di eccellenza, riconosciute dagli stessi assistiti e coerenti con le Linee Guida internazionali nel trattamento dei disturbi mentali.
Da “Libero Professionista” (etichetta questa sempre più contraddittoria, forse meglio da “Privato ingaggiato in nero dal Pubblico”) ho sempre cercato di dare il meglio nelle diverse situazioni, sia dal punto di vista clinico che scientifico, per contribuire a valorizzare il ruolo del Servizio Pubblico, costruendomi – a mie spese- una continuità lavorativa indispensabile in questo mestiere per garantire la necessaria continuità terapeutica per le persone in cura, e raggiungendo nei diversi contesti “anzianità di servizio” che spesso superavano quelle della maggior parte degli operatori in ruolo.
Ma tutto questo mi ha portato di fatto a cronicizzare una condizione di precarietà lavorativa, passando per momenti difficili e situazioni frustranti e paradossali (quali, ad esempio, il non riconoscimento retributivo di ben 6 mesi continuativi di lavoro, o essere accusato per ben due volte dall’Ufficio delle Imposte di non aver pagato quanto supposto dagli Studi di Settore, pagando sanzioni, quando in realtà erano venuti a mancare i contratti, ecc.) che, alla lunga, credo possano minare qualunque entusiasmo.
Tale situazione mi ha creato un disagio crescente e ritengo rappresenti un problema che ormai credo sia doveroso condividere con quanti interessati, anche ritenendomi nel diritto di aspettare e di ricevere qualche risposta e anche qualche assunzione di responsabilità da chi governa la cosa pubblica e si occupa di politiche sanitarie.
Ho l’orgoglio di aver da sempre operato pienamente in sintonia con i valori etici contenuti nel “Codice di Comportamento dei Dipendenti Pubblici”. Ho sempre dato massima priorità al rispetto della persona sia nelle relazioni coi colleghi che in quelle con gli assistiti.
Non altrettanto credo possano vantare i Dirigenti Regionali e dell’A.S.S.T.: la mia indignazione per non aver ricevuto alcuna risposta alla mia del 2/6/14 è nulla a fronte del disagio provocato agli assistiti e agli operatori con i continui ‘tagli’, ad esempio con la riduzione delle prestazioni non sostituendo il personale in organico assente per maternità, aspettative o pensionamenti (per fare un altro esempio, nella UOP 34 gli Assistenti Sociali da 5 che erano ora sono 2).
Spesso nel mio ruolo mi sono ritrovato a ‘tamponare’ il disagio dei pazienti in cura rimasti, anche per lunghi periodi, senza il proprio medico psichiatra di riferimento. Potrebbe sembrare che l’unica preoccupazione di chi governa la Sanità Pubblica e ne decide le politiche sia quella economica, di spendere il meno possibile, e non quella di investire con saggezza al fine di migliorare la qualità delle cure [12].
Conclusioni.
A questo punto mi sorge il terribile dubbio che il mio sogno iniziale non fosse altro, in realtà, che un delirio cronicizzato.
Ho assunto la decisione di non presentare la domanda per la partecipazione all’Avviso Pubblico in scadenza domani.
Ritengo che “Il provvedimento è legittimo utile e proficuo per il servizio pubblico” [13].
Dopo vent’anni e quattro mesi di servizio continuativo è una decisione sicuramente dolorosa per me, probabilmente per tanti colleghi, ma soprattutto, temo, per le tante persone, pazienti e loro familiari, che ho avuto modo di conoscere e cercato di aiutare.
Rinnovo la mia disponibilità professionale, stante che venga riconsiderato il mio ruolo con un nuovo e adeguato ingaggio che crei le condizioni per continuare a contribuire ad arricchire e potenziare l’offerta terapeutica complessiva del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze.
Dott. Federico Mastrangelo
– Sarò felice di ricevere commenti, suggerimenti, critiche, proposte, richieste di ulteriori informazioni, all’indirizzo: federicomastrangelo@fastwebnet.it –
[1] Quelle che oggi sono ribattezzate come “Progetti Innovativi”.
[2] Una descrizione più dettagliata della storia del Servizio denominato Area Attività Psicologiche è contenuta nella “Lettera aperta 1° Maggio 2013, all’attenzione del Primario U.O.P.34 e di quanti interessati: Situazione Psicologi dell’U.O.P.34: segnalazione di alcune criticità strutturali, considerazioni e auspici”.
[3] Presentammo l’articolazione degli interventi riabilitativi e i dati relativi ai primi anni di attuazione al Convegno: “Pensare il gruppo: fondamenti e pratica del lavoro di gruppo in psichiatria“, Melegnano 26/11/2003.
[4] L’Associazione di Utenti e loro Familiari “La Lente” di Cernusco originò nel Marzo 2002 proprio dai gruppi psicoeducativi per familiari e per pazienti.
[5] Probabilmente temendo una vertenza legale, deliberò di spendere 1.016,00€ per il “Conferimento incarico di consulenza legale stragiudiziale all’avv. Giulio Giuggioli di Milano relativo al contratto per prestazioni professionali di lavoro autonomo del dr. F.M.” (Del.499 del 29/7/14), precisando “che la complessità e la delicatezza delle questioni poste impone la necessità di effettuare approfondimenti di natura giuridico-legale anche al fine di evitare un contenzioso giudiziale e tutelare gli interessi dell’Azienda Ospedaliera”, e considerando “che non si è rilevata adeguata professionalità interna per lo svolgimento di questa prestazione e che pertanto risulta indispensabile affidare incarico legale stragiudiziale ad un professionista in grado di affrontare problematiche rientranti in materie di particolare complessità, delicatezza e rilevanza che richiedono competenza ed esperienza specifiche ed altamente qualificate”.
[6]Fino a oggi non ho mai richiesto assistenza legale, nella convinzione che siano problematiche da affrontare su un piano culturale/scientifico.
[7] AVVISO PUBBLICO PER IL CONFERIMENTO DI INCARICO LIBERO PROFESSIONALE PER LO SVOLGIMENTO DI ATTIVITA’ DI PSICOLOGO PRESSO L’U.O. PSICHIATRIA 34 per un periodo di 36 mesi e per n. 21 ore settimanali di attività (del. n. 151 del 24.02.2015).
[8] L’Avviso fu bandito a seguito della nuova normativa regionale: corretta per l’avvio di nuovi incarichi professionali ma incongrua per la prosecuzione di quelli già in essere, non tutelando né l’esperienza e la cultura prodotta da quanti già da anni portavano avanti i progetti né la fondamentale continuità terapeutica per gli assistiti.
[9] In violazione dell’articolo 33 del Codice Deontologico degli Psicologi: Capo III – Rapporti con i colleghi – “I rapporti fra gli psicologi devono ispirarsi al principio del rispetto reciproco, della lealtà e della colleganza…”.
[10] “In esecuzione alla deliberazione n. 379 del 12.4.2018 è indetto avviso pubblico per il conferimento di n. 1 incarico libero professionale per attività di psicologo presso l’U.O.C. Psichiatria – Melzo (UOP 34), per n. 21 ore settimanali, per un periodo di n. 24 mesi e per un compenso orario lordo omnicomprensivo di € 24,00”.
[11] Dal testo del bando non si può evincere la storia più che ventennale dello stesso.
[12] Ormai da molti anni la ricerca scientifica ha dimostrato che gli investimenti nel miglioramento delle cure consentono nel lungo periodo di abbattere i costi per la società derivanti dalla malattia mentale.
[13] Frase di rito che conclude il testo di tutte le Delibere che, rispetto a quelle qui citate, credo non corrisponda al vero.
