Milan Comprehensive Treatment Program
…Per riassumere sinteticamente il senso e la storia di questa esperienza riporto uno stralcio dalla Lettera del 3/3/1995 di “Segnalazione di forzata interruzione delle attività riabilitative fornite dai consulenti presso il Centro Psico-Sociale zona 11” (ex USSL 75/12, poi USSL 75/III) per la Iniziativa Sperimentale regionale: “Sperimentazione di un modello di intervento assistenziale socio-terapico rivolto al contenimento e al recupero delle patologie psichiatriche maggiormente disabilitanti” (poi ridenominata “Centro Diurno”) …
costretti a sospendere le attività in corso, non avendo ricevuto alcun tipo di riconoscimento per la prosecuzione senza soluzione di continuità dei lavori, per altro prevista dalle indicazioni Regionali, con …
· perdita inammissibile del patrimonio culturale e applicativo generato da circa 15anni di esperienza , e da 8 anni di finanziamenti pubblici, ampiamente testimoniato dalla ricca produzione scientifica, e che si afferma sempre più all’avanguardia nel trattamento dei disturbi psicotici gravi, anche rispetto alle più recenti indicazioni della Regione Lombardia [e alle linee di tendenza della riabilitazione nel mondo];
· conseguente mancato utilizzo da parte dell’Azienda U.S.S.L. di una propria risorsa estendibile con vantaggio, economico e di immagine, dal C.P.S. di zona 11 agli altri Servizi territoriali.
Tale Iniziativa Sperimentale ha permesso di mettere a fuoco una progettualità riabilitativa complessa finalizzata al prendere in cura pazienti con disturbi psicotici cronici o ad alto rischio di cronicizzazione.
L’avvio nell’Ottobre 1986 dei finanziamenti regionali ha riconosciuto, permettendo di retribuire dei consulenti che lo proseguissero, un lavoro di ricerca e applicazione le cui origini risalgono al 1981-82, quando il Primario Prof. G.F.Goldwurm volle cominciare a sperimentare l’applicazione delle metodiche cognitivo comportamentali, in accoglimento delle indicazioni scientifiche internazionali, nel trattamento psichiatrico ambulatoriale territoriale.
Il lavoro, inizialmente svolto su base volontaria, ha coinvolto negli anni collaboratori psicologi e psichiatri
(Consulenti psicologi psicoterapeuti che hanno collaborato nel corso del tempo: dott.ssa Anna Meneghelli (supervisore da Ott..’86), dott. Federico Mastrangelo (da Nov.’83), dott.ssa Daniela Sacchi, dott. Nicola Iannaccone, dott. Roberto Burzio, dott. Marco Pezzotta, dott.ssa Lorenza Costa, dott.ssa Sonia Parodi, dott.ssa Maria Dolores Vergani, dott.ssa Isabel Fernandez-Reveles, dott.ssa Irma Caspani, dott.ssa Anna Cavalieri, dott. Marco Zamperetti, dott.ssa Maria Teresa Gris, dott.ssa Antonella DeGiuli, dott.ssa Elena Abbate, dott. Ascanio Vaccaro, dott.ssa Daniela Parpanesi)
con una comune formazione specialistica alle metodiche psicoterapiche cognitivo comportamentali (acquisita nei Corsi quadriennali istituiti presso la A.S.I.P.S.E. Associazione per lo Studio e l’Insegnamento Psico Socio Educativo di Milano), che hanno creato un’equipe culturalmente omogenea e capace di mantenere una buona coerenza nonostante il turn-over interno.
Quest’ultimo può essere probabilmente direttamente correlato alle difficoltà nei finanziamenti e relative incertezze amministrative, che disincentivano e orientano i collaboratori verso diverse scelte professionali.
Tale fenomeno, se ha costituito un problema per la continua emorragia di professionalità affinata sul campo, con il conseguente sforzo necessario per rendere operativi i nuovi collaboratori, sommandosi per altro al fisiologico turn over degli operatori istituzionali, al contempo ha stimolato la ricerca di una definizione quanto più essenziale e replicabile di come intendere la riabilitazione.
Le prime esperienze riguardarono la ricerca di una modalità, contestualizzata al Servizio ambulatoriale, di approccio alla disabilità, rivolto a pazienti giovani – 18/35 anni – con diagnosi di schizofrenia.: infatti si è reso necessario variare gli ingredienti dei classici Social Skills Trainings in funzione della miglior fruibilità terapeutica.
Dai gruppi chiusi di tre mesi di S.S.T., al corso strutturato scolasticamente con frequenza quotidiana di un anno, si è arrivati alla strutturazione attuale, che si utilizza dal ’86.
Nello stesso anno si perfeziona il modello di intervento con l’ambiente sociale più prossimo al paziente: la famiglia. La necessità del suo coinvolgimento nel programma terapeutico riabilitativo del congiunto malato, si evidenziò inizialmente rispetto al problema della generalizzazione degli apprendimenti adattivi acquisiti nei S.S.T.
Dai primi interventi non strutturati intrapresi “al bisogno”, si è arrivati alla definizione di un programma articolato in fasi distinte, mirante a rendere i familiari quanto più collaboranti al programma terapeutico.
Se originariamente l’utenza di interesse dell’ I.S. era strettamente selezionata, e l’èquipe lavorava in relativa autonomia dal resto del Servizio, progressivamente si è cercato di integrare maggiormente le risorse giungendo, negli anni ’90, a formalizzare un momento di riunione settimanale comune di discussione, definizione, programmazione e verifica delle attività riabilitative.
La collaborazione tra équipe del Servizio e I.S. in corso, ha prodotto una metodologia e un articolato programma di interventi riabilitativi rivolti ai pazienti psicotici, e loro familiari; ne è scaturita inoltre un’articolata produzione scientifica.
Rinforzato innanzitutto dalla robusta esperienza delle positive risposte ottenute lavorando con questa metodologia dai pazienti psicotici e dai loro familiari, ho assunto per etica professionale la “missione” di non far morire tale patrimonio culturale, ma al contrario cercare le occasioni per proseguire la sperimentazione verificandone l’attuabilità e l’efficacia clinica
sia in contesti diversi dal Servizio Pubblico, quali le associazioni del Privato Sociale,
sia in strutture deputate alla cura di diverse patologie, quali handicap (dal 1995) e tossicodipendenze (dal 1990).
Uno sguardo alla letteratura scientifica internazionale attuale e alle risultanze degli studi controllati, evidenzia univocamente come il Milan Comprehensive Treatment Program contenesse non solo i valori teorici e metodologici sui quali si è orientato il consenso di quanti si occupano di riabilitazione psichiatrica, ma altresì anticipasse i temi delle problematiche connesse alla integrazione delle attività e delle figure professionali, tuttora oggetto dell’attenzione dei ricercatori.
